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3 April 2007

La nostra torre d’avorio [La torre di Babele] — manlio casagrande @ 15:42

Mi soffermo e li ascolto. Il francese è snob e altezzoso, così pieno di nasali che…; il tedesco è ispido e secco, preciso; lo spagnolo è contadino e chiassone, dell’italiano ha raccolto tutti i difetti e nemmeno un pregio; il russo è chiuso, cadente e melanconico; il cinese è ottuso, ripetitivo, forse tremendamente vuoto; l’arabo pare selvaggio, selvaggio e violento; l’inglese è perfettino, sempre pettinato e col doppiopetto; l’americano è volgare, senza stile e senza storia.
E l’italiano?
Quando interrogo le persone affascinate da questa lingua esse mi rispondono che è “emozionante e romantico e dolce: come la musica”. Che sfortuna esserci talmente dentro, all’italiano, da non poterne sentire che un eco troppo vago per poterlo afferrare.

2 January 2007

La profondità [La torre di Babele] — manlio casagrande @ 13:45

Il francese non accetta la sconfitta; non perché non la comprende: egli non l’accetta esteticamente. Il tedesco non sa di avere perso, o proprio non ci arriva.
Il giapponese è l’effetto del proprio complesso di inferiorità, la caricatura di un se stesso naufragato dagli esiti della bomba: arzillo vuoto.
Il russo è troppo chiuso, si direbbe ermetico, per vergognarsene apertamente; lo sa, lo sa tutto, lo sa a memoria, ma l’effetto è un’implosione fredda e asciutta, sorda.
L’italiano è sempre all’erta, pronto a salvare capra e cavoli. Dello spagnolo non so molto, e non mi interessa.
L’americano, come tutti i vincitori, è mediocre, superficiale.
La profondità è un prodotto del tempo o della sconfitta, che in fondo sono la stessa cosa. Non si può essere interessanti senza conoscere la malattia, il disagio, l’espressione.
Altri, un po’ più ad est, se la stanno giocando.


(c) 2006-2007 manlio casagrande

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