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28 April 2007

XV. [Frammenti] — manlio casagrande @ 9:00

E’ preferibile una coltellata ad un complimento. Essa non mente. No, non vi è alcuna menzogna nel complimento. Il fatto è che una piccola lode è già un assoluto in forma minore; un fallo, incorreggibile, qualunque forma esso prenda a contatto con l’aria. Essere belli esteticamente. Correre più veloce degli altri. Giocare bene a calcio. Scrivere deliziosamente. La simpatia, l’intelligenza, il coraggio, e tutto il resto. Il gesto si perde, la naturalezza si invischia, il sorriso inciampa. Pericolosamente annacquati da quella fissità senza rimedio che è il complimento. Ma sì, certo. Non è il complimento in sé; è la nostra incapacità a farcelo scivolare addosso senza prenderlo veramente in considerazione. A livello esistenziale il mito è morte. E loro creano miti, e ci vellicano, e noi non resistiamo. E’ preferibile una coltellata ad un complimento.

15 March 2007

XIV. [Frammenti] — manlio casagrande @ 21:26

Il lettore immaginario di ogni scrittore dovrebbe essere un aspirante suicida: sporto al balcone, col corpo proteso in avanti, egli si sta per lanciare nel vuoto. Dobbiamo dirgli qualcosa: il nostro libro. Non possiamo raccontargli dell’incanto di un mattino di primavera, del sorriso dolce della nostra dirimpettaia, della levità di una sonata in sol maggiore. E’ il momento di tirar fuori qualcosa di vero.

26 February 2007

XIII. [Frammenti] — manlio casagrande @ 22:39

Ogni scrittore dovrebbe, almeno una volta nella vita, arrivare a scrivere una pagina completamente bianca. Essere nudo, senz’arte né volto. Crescere, crescere veramente. Solo allora la scrittura lascerebbe le spoglie di terapia pubblica per diventare il naturale grido di un’anima adulta.

21 February 2007

XII. [Frammenti] — manlio casagrande @ 16:30

E’ tutto un gioco. Che cosa so, io, veramente? Mi guardo allo specchio. Lampante: nulla, non so nulla. Introspettivamente si dubita; e non è il dubbio egocentrico e pretenzioso del filosofo. “So di non sapere”: perché non te ne stai zitto, allora? E’ il dubbio esistenziale, del perdutamente affogante. Non sai nemmeno dove rivolgere gli occhi. Poi accade l’incredibile: incontri una persona. E allora gli parli di tutto: dei progetti per il futuro, del presente programmato, delle relazioni affettive, delle passioni coltivate per decenni, e così via. Inchinato al sacro altare del Senso. Crei fondamenta all’esistenza, e le crei nell’unico modo possibile: a posteriori. E’ afferrare il gatto per la coda. Lo diceva anche Pascal. Se non credi in Dio, non scoraggiarti: inizia a pregare e la fede presto arriverà. Come l’improvviso battito del ventaglio della sgualdrina affacciata al parapetto. Il gioco, così svelato.

15 February 2007

XI. [Frammenti] — manlio casagrande @ 11:17

Gli ebrei, errabondi e dispersi, sono i piegati per eccellenza. A ragione si ergono quali rappresentanti di una discesa negli inferi che ha origini nobilissime. La loro sconfitta è già un modello: il loro motivo di riscatto. Ma la nostra ci è piovuta addosso, divorandoci senza toccarci, ammutolendoci al sol contatto, ingabbiandoci come fa il sole. I vincenti hanno sempre torto, anche quando hanno ragione. Come non invidiarli, gli ebrei, e capire con loro che l’unica salvezza è andare al fondo delle cose, da qualunque parte esse portino?

9 February 2007

X. [Frammenti] — manlio casagrande @ 10:11

Ogni riga scritta, un’esperienza rubata. E’ il dilemma della scrittura: vivere nell’estasi della finzione suprema concedendole lo statuto di verità più vera del reale. Correre a perdifiato per mezzora dopo aver scritto le prime parole: l’obbligo morale che dovrebbe avere ogni persona che aspira a rimanere tale, anche dopo aver afferrato una penna qualsiasi. 

3 February 2007

IX. [Frammenti] — manlio casagrande @ 13:35

L’inglese è una forma di violenza esercitata tramite il linguaggio. Credono che non impararlo equivalga a fare resistenza. Ma anche la lingua italiana fu una forma di violenza, oggi però dimenticata. Non c’è dominanza linguistica che non nasca da una qualche prova di imperialismo. Il nostro privilegio è quello di trovarci a cavallo; l’aria fredda sul nostro viso è la coscienza del meccanismo in corso. I nostri nonni, abbandonati ai loro dialetti, erano liberi. Noi no. Libertà significa – in ultima istanza – “facoltà di non vedere il potere al quale si è sottomessi”.

28 January 2007

VIII. [Frammenti] — manlio casagrande @ 13:35

Non riesco a non associare la brevità a qualcosa di tremendamente americano. Ciò mi inquieta, mi urta; scrivere aforismi è come fare americanate. Ma il nemico fuori è solo un pallido riflesso di contraddizioni interiori. Sempre. Et voilà: l’11 settembre il più grande aforisma della Storia. 

24 January 2007

VII. [Frammenti] — manlio casagrande @ 14:24

Uomini. Se l’italiano è incantatore, il francese spocchioso e il tedesco gutturale, il russo è come un bianco fascio di luce proiettato sullo schermo di un cinema. E quando lei esausta, sfinita, snervata sta per andarsene ecco iniziare La corazzata Potëmkin.

22 January 2007

VI. [Frammenti] — manlio casagrande @ 21:22

La donna vive qualsiasi imperfezione come fosse una propria imperfezione. Nel proprio intimo ogni donna è madre assoluta; creatrice di ogni essere vivente. Per l’uomo la poesia è una costante impostura; la poesia fluisce in quei ritagli di tempo in cui l’uomo si dimentica di essere se stesso. 


(c) 2006-2007 manlio casagrande

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