Mi soffermo e li ascolto. Il francese è snob e altezzoso, così pieno di nasali che…; il tedesco è ispido e secco, preciso; lo spagnolo è contadino e chiassone, dell’italiano ha raccolto tutti i difetti e nemmeno un pregio; il russo è chiuso, cadente e melanconico; il cinese è ottuso, ripetitivo, forse tremendamente vuoto; l’arabo pare selvaggio, selvaggio e violento; l’inglese è perfettino, sempre pettinato e col doppiopetto; l’americano è volgare, senza stile e senza storia.
E l’italiano? Quando interrogo le persone affascinate da questa lingua esse mi rispondono che è “emozionante e romantico e dolce: come la musica”. Che sfortuna esserci talmente dentro, all’italiano, da non poterne sentire che un eco troppo vago per poterlo afferrare.


