Il lettore immaginario di ogni scrittore dovrebbe essere un aspirante suicida: sporto al balcone, col corpo proteso in avanti, egli si sta per lanciare nel vuoto. Dobbiamo dirgli qualcosa: il nostro libro. Non possiamo raccontargli dell’incanto di un mattino di primavera, del sorriso dolce della nostra dirimpettaia, della levità di una sonata in sol maggiore. E’ il momento di tirar fuori qualcosa di vero.


