Carl Gustav Carus affermava: “Se si potesse insegnare la geografia al piccione viaggiatore, il suo volo incosciente, che va dritto alla meta, diventerebbe d’un tratto impossibile”. L’Europa è un piccione che non ha retto il colpo con la geografia delle proprie emozioni, che lentamente ha preso forma con le rivoluzioni scientifiche e artistiche degli ultimi due secoli. La tecnologia ha impresso una velocità incontrollabile alla vita quotidiana, e l’ordine e la serenità che prima regnavano sono d’un tratto venute meno: l’abisso è apparso tra le crepe di una civiltà che da secoli, se non millenni, lavorava in direzione del senso, dell’ordine, della disciplina. Per la prima volta nella storia l’uomo ha guardato veramente dentro se stesso.
Ogni sguardo in avanti è sempre – pasolinianamente – progresso, anche quando le conclusioni cui giunge sembrano inevitabilmente tragiche. Man mano che lavoravo alla tesi mi si sono presentate con chiarezza le domande a cui avrei dovuto rispondere. Dovevo non perché accademicamente mi fosse imposto; se avessi accettato quello schema avrei scelto un argomento di tesi serio, uno di quelli che a priori ti regala la stima della gente. Mi era imposto spiritualmente; ed è spirituale tutto ciò che, andando al di là di te stesso, ti migliora in quanto persona.
Questioni come rami sollevati dal vento. Come attuare una rivoluzione permanente, che raccolga in sé la freschezza del movimento senza sfociare nei paludosi labirinti del pensiero statico. Come accettare il non-senso, superando la paura del buio. Come integrare il politico e il privato, armoniosamente. Come appoggiare la tazza di tè appena bevuto. Perché appoggiarla. E’ impossibile comprendere l’abisso senza percepire l’armonia di una tazza di tè sistemata con cura. Come soffrire per “i grandi temi del mondo”, come la Cambogia o il Vietnam, senza essere in grado di versare una lacrima per un amico che sta male?
La Storia è al capolinea, lo sappiamo. La disintegrazione post-moderna ci ha sbattuto fuori dal tempo: siamo esseri privi di temporalità. Lo guardiamo passare, il tempo, come le rivoluzioni e le farfalle, ma non incide più la nostra pelle come accadeva in passato. Ecco affacciarsi la strada. Tra le pieghe della Storia è sbocciato il Grande Dono, quanto di più inaspettato vi potesse essere. L’uomo moderno non ha più alibi, è costretto a guardare perennemente dentro di sé. La strada è quell’equilibrio, quel danzare tra le parole e il gesto che va oltre il tempo, e alle rivoluzioni e alle farfalle, per poi tornare a riappropriarsi, in un sol colpo, di tutte e tre. La strada è tempo, farfalla e rivoluzione. Non si può più giocare con le parole, e far finta che siano realtà. L’epoca della letteratura è finalmente tramontata.
13 February 2007
2.2 Antefazione (2007)
1 Comment »
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“L’epoca della letteratura è finalmente tramontata.” Davvero pensi cosi’?
Hai dimenticato che il pianeta gira? Hai dimenticato che dopo il tramonto, anche se era un tramonto piu’ bello
durante milliai anni, tra poco tempo arriva una nuova alba? E forse sara’ l’alba perfetta !!!
Si svegliano altri scrittori e nascono l’altra letteratura e chissa…forse nuova letteratura non sara’ peggio,
ma invece sara’ meglio e forse aprira’ i nuovi confini del mondo. Tutto e’ possibile in teoria…che cosa sara’
in prattica? …non so…guardiamo…
Comment by ... Un giorno... — 13 February 2007 @ 12:18