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30 January 2007

Il Buddha di legno [Koan] — manlio casagrande @ 15:23

E’ inverno. Un monaco decide di far visita ad un amico che abita in una piccola casupola di legno ai confini di una vallata. Fa freddo, e l’amico ha terminato la legna da ardere. Egli si alza, prende una grande scultura raffigurante il Buddha, e proprio mentre sta per gettarla nel fuoco viene sorpreso dal monaco che esclama:
“Ma cosa fai? Mica butterai il Buddha nel fuoco?”
“Il Buddha? E quale?” ribatte stupito l’amico.
E, sorridendo, continua: “Ah, la statua del Buddha”. E la getta nel fuoco, come fosse legna da ardere.

E’ una storiella più che un koan. Il significato è limpido, e non meriterebbe ulteriori aggiunte. La pace è un fatto personale; qualsiasi rappresentazione del Buddha non è altro che una rappresentazione. Strano che l’abbia pensato Magritte, ma mi piacerebbe poter leggere in calce ad ogni raffigurazione buddhista una targhetta con su scritto: “Ce n’est pas un Buddha”. Il vero Buddha – e con Buddha intendiamo un momento di suprema serenità spirituale – è in ognuno di noi. Qualsiasi tentativo compiamo per spostarlo al di fuori (attraverso la glorificazione di un oggetto, l’adempimento ad una dottrina, la partecipazione ad un cerimoniale) è lo specchio della nostra debolezza. Non abbiamo coraggio sufficiente per accettare la vita, per viverla a trecentosessanta gradi. Essa è hic et nunc, e scorre, e lo fa sotto i nostri occhi, e dovremmo esserci dentro, non limitarci ad osservarla.
E’ una storiella piacevole, questa, ma ha una venatura di banalità. Il Buddhismo è sempre stato molto severo con chiunque abbia tentato di fossilizzarlo, stereotiparlo, ancorarlo a simboli e immagini definitive. Essa sarebbe molto più incisiva se trasferita in un contesto a noi più familiare.

Nevica sulle Alpi già da settimane. Il curato della parrocchia decide di andare a far visita ad un amico che non vede da molto tempo. Faceva il falegname – ora, chi lo sa… – ed abita proprio sulla cima della montagna. Dopo ore di cammino il curato raggiunge la baita dell’amico. I due si abbracciano e, davanti ad un bicchiere di buon vino, si raccontano del tempo passato. Erano in collegio insieme; la passione per la letteratura francese, e quel poeta di Genova, i classici latini, la filosofia; e poi, ne ridono sempre al sol pensiero, quella maestra isterica che non la finiva mai di urlare. Ad un tratto la legna finisce, il fuoco minaccia di spegnersi. L’amico si alza, prende un enorme crocifisso in legno e si avvicina al camino. Il prete, allarmato, lo interrompe:
“Ma che fai? Bruci il nostro Cristo?”
Egli risponde: “Quale? Io, Cristo, me lo porto in cuore”.
Il curato sorride, guardando la legna ardere per ore e ore e ore.

1 Comment »

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  1. :-))) e’ vero’ !!!

    Comment by ... Un giorno... — 30 January 2007 @ 19:28

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