Seduto al tavolo di un bar, bevo una birra con un gruppetto di italiani appena conosciuti. Mi viene presentato un signore sulla cinquantina, un po’ stempiato, curiosamente allegro e dalla faccia piena. Così, per parlare. Gli chiedo che cosa è venuto a fare a Sanpietroburgo. Lui mi si avvicina, sfodera uno sguardo carico d’intesa, arrocca la voce, rallenta i gesti e sussurra convinto: “E mo’, io so’ uno bisnissmen”.
Un attimo di silenzio, forse di imbarazzo. E allora gli spiego: “Guarda: non ho le tette, non faccio pompini… A me puoi dirlo cosa sei venuto a fare qui in Russia”.
Come un animale ferito, quasi scoperto, abbassa la voce, distende lo sguardo, e mi osserva per un istante, preoccupato. In un battito scorgi la limpidezza del vuoto su cui si regge la recitazione assurda delle persone. Ometti, sono, nient’altro. L’arroganza è il fiore del nulla, e basta metterla di sbieco per guardarci attraverso. L’angoscia sola può restituire vera dignità all’uomo. Mi racconta stanco: “Vedi, ragazzo, io tengo famiglia, non ‘sto mica male a’ soldi, quello no, ma… è che c’ho ddu palle, e allora prendo ‘na settimana e vengo qui. Mi capisci, no?”
Non mi porge la domanda che già sorride. Si sta riprendendo, quella ventata di umanità improvvisamente apparsa sul suo volto sfiorisce in un attimo. Lo sguardo si incattivisce, la recitazione si gonfia, il tono stesso rinvigorisce. E’ qui che termina l’essere umano: egli è quel lasco che si insinua tra la scimmia e le sue grezze figure d’onnipotenza. E, con voce vissuta, mi bisbiglia: “Ma tutti qui credono che io so’ uno bisnissmen. Mi raccomando: acqua in bocca”.
In silenzio, un po’ incerto, annuisco.
20 January 2007
“E mo’ so’ bisnissmen”
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Questo post lo potresti chiamare “Pellegrino al bar, implorando compassione”.
In verità non c’è niente da capire in questi poveracci coi loro sorrisi libidinosi e i palmi sudaticci che vanno in Russia per cercare “la donna attaccata alla casa e alla famiglia, mica come ’ste italiane emancipate” o semplicemente compagnia per qualche giorno. Poi tornano in Italia, altrettanto tristi, ma un po’ meno tesi e con le tasche più leggere.
Comment by Andrada — 31 August 2007 @ 0:47