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12 January 2007

La banalità dell’emozione [Taccuino] — manlio casagrande @ 12:30

Barca a vela

Fotografie del genere fanno riflettere. O perlomeno dovrebbero. La scattai un paio d’anni fa; credo fosse Jesolo, la nota località turistica sul mar Adriatico. Non ricordo il momento esatto, ma ricordo di essermi sentito poetico di fronte a quella vista. E ne è venuto fuori questo aborto di poesia. I colori sfumati, le onde del mare, una barca a vela: di una banalità da far tremare i polsi. Ma è possibile che le emozioni siano così banali? E sorde? Che basti veramente sputare nelle acque del nostro sentire per farle sembrare più profonde? Estetici, siamo, fino alla morte. E’ sufficiente un’ombra di amore, un rilievo di sentimento, un simulacro di verità e ci accontentiamo. Andare oltre: ma a che pro? Una vecchia canzone sdolcinata ci fa venire le lacrime agli occhi – ah, quei tempi… – come una persona che sta male mai potrebbe. Una concezione del pathos da Mulino Bianco; eppure è proprio di questo che abbiamo bisogno. La chiamiamo, a braccia aperte. Una leggera vibrazione, che arrivi scuotendo il torpore della nostra sopravvivenza quotidiana senza scombinarci. Emozioni al taglio. Solidarietà meccaniche. Sorrisi a comando.
Questo succede; ma anche tutto l’opposto. Che poi uno, dopo aver letto Proust, non saluta più il lattaio sotto casa perché è stupido e guarda il Grande Fratello. Non sono mai stati il mio forte, i collegamenti. Ma forse non sono nemmeno così utili.


(c) 2006-2007 manlio casagrande

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