Non avevo niente da fare e, a differenza di Tenco che si è innamorato, io mi sono trasferito a Sanpietroburgo. Nessun motivo mi ha spinto qui piuttosto che altrove: Amsterdam, Dublino o Sidney, che vuoi che conti? Laureatomi in una fredda giornata di novembre, sono partito il marzo successivo e, dopo otto giorni (cinque a Cracovia e uno a Tallinn) e cinquanta ore di corriera, sono arrivato con un taxi economico nel mio appartamento.
Mi sono portato appresso una valigia rossa, uno zaino con dei libri e il portatile. Poche cose, ma sempre in testa un antico motto orientale, che recita pressappoco così:
“Avete mai osservato un fiore lungo la strada? Egli esiste, ed io l’ho visto. Vive, sotto il sole o controvento, nell’intensità della luce e del colore, tra il profumo, la pioggia e il silenzio. Non si aspetta di essere guardato, schiva qualsiasi compiacimento, è inclinato sempre verso il sole. Come un sorriso, un respiro, una carezza; forse uno sguardo. Vive, e proprio questa sua azione di vivere è la forma suprema di amore e di libertà”.


